Gin Tanqueray Lt 1

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Gin Tanqueray Lt 1 Dettagli del prodotto Marchio Tanqueray Tipo di bevanda alcolica Gin Inform...

Gin Tanqueray Lt 1

Dettagli del prodotto
Marchio Tanqueray
Tipo di bevanda alcolica Gin
Informazioni sugli allergeni Solfiti
Gusto Spezie
Gradazione alcolica 43.1 Percentuale in volume
Volume liquido 1000 Millilitri

Tanqueray London Dry è prodotto ancora oggi con la stessa combinazione di botanici scoperta da Charles Tanqueray nel 1830, con un perfetto equilibrio di ginepro, coriandolo, angelica e liquirizia
Possiede vari riconoscimenti dai migliori bar del mondo (Drinks International Brands Report 2020); è stato giudicato il gin più venduto, il gin di tendenza n. 2 e lo spirito preferito n. 2 del barista
Viene distillato quattro volte per una morbidezza assoluta e per far risaltare i sapori dei quattro classici botanici del gin
Un equilibrio ottimo di quattro erbe, ginepro, coriandolo, angelica e liquirizia
Si gusta al meglio con acqua tonica, abbondante ghiaccio e uno spicchio di lime, ma può essere utilizzato come ottima base per una vasta gamma di cocktail

Questo prodotto non è vendibile ai minori di 18 anni. Si raccomanda un consumo moderato.

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Gin Tanqueray Lt 1 Il Gin è un distillato di grano e segale, in cui sono messe a macerare erbe, piante, bacche, spezie e radici (dette botanicals o botaniche) in mix e quantità variabili. Fra le ...

Gin Tanqueray Lt 1

Il Gin è un distillato di grano e segale, in cui sono messe a macerare erbe, piante, bacche, spezie e radici (dette botanicals o botaniche) in mix e quantità variabili. Fra le botanicals gin più usate ci sono le bacche di ginepro, dalle quali il Gin prende il nome, che caratterizzano in modo particolare questo spirit.

È l’ingrediente obbligatorio per legge e quello che gli conferisce le principali caratteristiche organolettiche, come prescritto dal disciplinare Ue del 2008 in base al quale il sapore del ginepro deve essere dominante in ogni bottiglia di gin che si rispetti.

La seconda botanical più importante sono i semi di coriandolo responsabili dei sentori più speziati, a volte floreali e piccanti, che donano al distillato anche la giusta corposità.

Come succede per il ginepro anche in questo caso la zona di provenienza dei semi è determinante nella definizione del sapore finale. Seguono poi: le radici di Angelica, grazie alle quali il Gin acquista in secchezza e note legnose; l’Iris Germanica che dona invece al distillato note di viola e di foglie; e la scorza di agrumi (in genere limone e/o arancia) che non si trova in tutti i Gin, ma solo in qualche Gin pregiato come il Plymouth o il Beefeater.

L’Unione Europea ne identifica ufficialmente quattro tipologie: Gin classico, Gin Distillato, London Dry Gin e Spiriti aromatizzati al ginepro.

Il primo si ottiene aggiungendo le botanicals direttamente allo spirito neutro con almeno il 96% di alcol; il risultato finale è un distillato con una gradazione alcolica superiore al 37,5%.

Il gin distillato viene realizzato invece attraverso una seconda distillazione dopo l’aggiunta delle botanicals; anche in questo caso sarà necessario mantenere una concentrazione alcolica superiore ai 37,5 gradi, ma prima di finire in bottiglia si potrà diluire il prodotto con acqua o spirito rettificato.

Nonostante il nome il London Gin può essere prodotto ovunque, è identico a un Gin distillato, ma non prevede l’aggiunta di aromi.

La sua preparazione risponde a un regolamento molto rigido secondo cui ad esempio le botanicals devono macerare nell’alcol di base per non più di 24 ore, per poi procedere a una nuova distillazione in alambicchi tradizionali. Per poter essere definito dry si dovranno aggiungere 0,1 g/l di dolcificante.

All’ultima tipologia appartengono tutti i gin prodotti aggiungendo bacche di ginepro, o simili, e imbottigliati con una gradazione alcolica del 30%.

Per trovare l’antenato del gin bisogna andare a Salerno dove i primi a sperimentare la distillazione di alcol base insieme al ginepro furono i monaci della Scuola Medica Salernitana, con lo scopo di beneficiare delle sue proprietà antinfiammatorie usandolo quindi come medicinale.

La formula originaria del gin fu poi modificata verso la metà del Seicento da Francisco Della Boe, un medico dei Paesi Bassi (meglio noto come Franciscus Sylvius), nel tentativo di trovare un rimedio per curare i soldati olandesi che si ammalavano di febbre nelle Indie orientali.

Da qui il gin si diffuse sempre più in Inghilterra soprattutto quando Guglielmo III di Orange nel 1690 vietò l’importazione di distillati stranieri come il cognac: da quel momento la produzione di cereali in eccesso fu dirottata verso le distillerie di gin, che si avviava così a diventare la più popolare bevanda alcolica del paese abbandonando il suo status di medicinale.

Si arrivò ad usarlo come parte del salario degli operai, con non poche conseguenze dal punto di vista sociale come l’aumento dell’alcolismo tra gli strati più poveri della popolazione.

E a ben poco servì il tentativo di correre ai ripari da parte del governo inglese attraverso alcuni provvedimenti come le Gin Acts.

La ricetta originale del gin è di origine olandese, ma è nel Regno Unito che il distillato ha conosciuto l’evoluzione più significativa, nelle componenti aromatiche e nei metodi di produzione.

Il tipico London Dry Gin, ad esempio, prevede una seconda distillazione in seguito all’infusione delle botaniche: questo lo rende particolarmente secco e asciutto. In questi anni sono nate però moltissime altre ricette che arrivano da tutta Europa e dal mondo.

Il Gin è perfetto anche liscio, come aperitivo, ma è certamente nella mixology che si esprime al meglio come base per moltissimi long drink: fra i più diffusi cocktail con gin spiccano ad esempio il Negroni, il celebre Vesper Martini sorseggiato da James Bond e il Gin & Tonic. Ideale in quest’ultimo caso

 

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  1. giovanni mattina

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